La storia

Prima Società delle Guide costituitasi in Italia e seconda al mondo, è stata una delle prime strutture a promuovere e far conoscere la montagna ed in particolare l'alpinismo.
Infatti, nel 1850, i precursori di un mestiere così nobile, si riunirono in società con lo scopo di concretizzare, mediante una struttura fissa e prestigiosa, un mestiere che era diventato il perno del turismo montano.
Molte sono le Guide che da allora ad oggi hanno portato in alto il nome della Società e di Courmayeur, alcune più famose altre forse meno, ma tutte spinte dallo stesso desiderio di trasmettere la passione per la montagna ad altri fruitori dell'alpe.
Da Emile Rey, Arturo Ottoz, i fratelli Ollier, Bonatti, Zappelli, è stato tracciato un percorso, una via come quelle che generalmente si "aprono" in montagna, che ha permesso alle successive generazioni di continuare a trasmettere la passione per la montagna.

Emile Rey (1846-1895)

Nato nel 1846 a La Saxe, frazione di Courmayeur, Émile Rey è considerato la guida che più di ogni altra, ai suoi tempi, ha saputo coniugare abilità tecnica, amore per il proprio lavoro, coraggio ed affabilità indispensabili ad un corretto e moderno rapporto con il cliente-turista. Sempre più beniamino dei ricchi alpinisti dilettanti stranieri, Émile Rey diventa ricercatissimo, tanto da meritarsi l'appellativo di "Prince des Guides".
Sulle principali imprese alpinistiche del Rey non possiamo tralasciare quella del 5 gennaio 1888: la prima invernale del Monte Bianco dalla via dei Rochers. In realtà l'elenco delle imprese memorabili è lunghissimo, ma oggigiorno ciò che più importa è ricordare il suo approccio mentale alla montagna ed alla professione di guida: "Non è il guadagno che mi spinge sulle vette, è la grande passione che ho per la montagna. Ho sempre considerato l'onorario come una cosa secondaria nella mia vita di guida". Il 24 agosto 1895, Émile Rey cade dalla gengiva del Dente del Gigante, in un punto considerato poco rischioso; era slegato. In qualche modo anche in questo caso era stato preveggente, diceva infatti: "Sento, prevedo che un giorno o l'altro mi raccoglieranno in un crepaccio: ma non sarà il pericolo che mi avrà ucciso, ma un capriccio della montagna. L'ho troppo amata e vinta perché non si vendichi su di me!".